Zitti e mosca, lavorare alle riforme

Lo stato confusionale del Popolo della libertà, sottolineato dai paurosi ondeggiamenti nei confronti dell’esecutivo, è un fatto innegabile ma non isolato. Anche da parte del Partito democratico vengono spinte e controspinte contraddittorie, probabilmente destinate a esplodere nella discussione sui tagli della spesa pubblica. Però a questo si fa meno attenzione, anche per l’abilità tattica di Pier Luigi Bersani.
3 LUG 12
Ultimo aggiornamento: 18:04 | 3 AGO 20
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Lo stato confusionale del Popolo della libertà, sottolineato dai paurosi ondeggiamenti nei confronti dell’esecutivo, è un fatto innegabile ma non isolato. Anche da parte del Partito democratico vengono spinte e controspinte contraddittorie, probabilmente destinate a esplodere nella discussione sui tagli della spesa pubblica. Però a questo si fa meno attenzione, anche per l’abilità tattica di Pier Luigi Bersani, che confermando in modo netto la fiducia in Mario Monti ha poi lo spazio per provare a condizionarlo pesantemente, anche con l’appoggio del conservatorismo sindacale.
In ogni caso, per il Pdl sarebbe urgente recuperare un messaggio politico comprensibile e condiviso, ragionevole per l’oggi e coerente per il futuro, prima ancora di avventurarsi in ipotesi di alleanze premature e assolutamente variabili, o peggio in sogni palingenetici. Il tema sul quale il centrodestra può unirsi, mentre il governo tecnico fa il suo lavoro, è una riforma semipresidenzialista dello stato, con il Senato federale con compiti diversi da quelli della Camera, il sistema elettorale a doppio turno di collegio e la riduzione del numero dei parlamentari. Il Senato federale sta scritto nei programmi di quasi tutti i partiti, a cominciare dal Pd, che invece ha denunciato la sua approvazione in prima lettura come uno scandalo.
Naturalmente sarà difficile portare a termine queste riforme negli ultimi mesi della legislatura, ma non è impossibile. Sull’elezione diretta del capo dello stato non c’è da temere il referendum confermativo, perché gli elettori voterebbero sul merito della riforma, largamente condivisa, e non per obbedire a ordini di scuderia. In ogni caso, sostenere un disegno riformista ampio può essere un modo per lanciare un messaggio al paese che guardi al futuro, lasciando perdere le recriminazioni e le polemiche retrospettive che hanno paralizzato l’esperienza di governo del centrodestra. Anche l’ipotesi di grande coalizione che è stata lanciata in modo estemporaneo, come spesso, da Silvio Berlusconi, ha senso già oggi se è riferita al terreno delle riforme istituzionali, mentre risulta incomprensibile se riguarda le future alleanze di governo. Alla grande coalizione si può arrivare, com’è accaduto in Germania, per effetto degli esiti elettorali ed è bene non negare la possibilità di questa formula in assoluto. Proporre un’intesa tra le maggiori forze parlamentari per la riforma costituzionale è giusto, farne conseguire un’alleanza politica (mentre in concreto se ne realizza in Parlamento una diversa con la Lega) è irrealistico. Il Pdl ha poche certezze, per questo dovrebbe concentrarsi sulle poche che ha, e tra queste la ricerca di un meccanismo istituzionale governabile.